martedì 24 settembre 2013

Ritorno e consapevolezza, altri regali dell'Africa


Con domani sono due settimane esatte che sono tornata dal paradiso terrestre aka Zanzibar, e ancora non ho trovato il tempo e il modo di riordinare le idee.
Quindi nemmeno di dargi forma scritta.
Quindi preparatevi a un altro flusso di coscienza random, che c'ho bisogno di riempire lo schermo di parole.

Lì sembrava tutto semplice. Come già 8 anni fa, ho ritrovato tutte quelle sensazioni di pace e armonia, così lontane dalla vita frenetica e un po'arida 'da questa parte dell'emisfero'.
In teoria avremmo dovuto sempre lavorare negli asili o facendo manutenzione alle strutture dell'associazione ospite. Invece quelle persone meravigliose che erano i coordinatori in loco hanno pensato che, più che pitturare pareti e cancelli, fosse più utile per noi conoscere la realtà che ci stava accogliendo così splendidamente.

Ci hanno portato a pranzo nelle case dei loro amici zanzibarini, e ogni volta era un tripudio di cibo
squisito, mangiato con le mani accovacciati su una stuoia come usano loro, con i padroni di casa orgogliosi di farci assaggiare quante più cose diverse possibili.

Abbiamo visto le donne lavorare la fibra del cocco, dura e legnosa, per farci tappeti e stuoie. Mani abili e veloci, rese dure dal tempo e dalla fatica. Che se ci mettessimo noi, a intrecciare la fibra di cocco, saremmo coperte di piaghe dopo 10 minuti.

Abbiamo passato una giornata in una cooperativa di coltivatrici di alghe, dalla schiena piegata e gli occhi sbiaditi dal riflesso del sole abbagliante sulla sabbia bianca. Con le alghe ci fanno dei saponi profumati e oleosi, creme e unguenti che vendono agli alberghi e alle turiste occidentali.

Abbiamo ascoltato i racconti del vecchio stregone che con i suoi intrugli di erbe cura di tutto, dal raffreddore all'impotenza, ma non può far innamorare nè abortire.

Abbiamo provato a insegnare italiano a un gruppo di ragazzi del villaggio, realizzando che la nostra lingua e la nostra cultura erano le uniche cose che ci appartenessere autenticamente e che potessimo offrirgli.

Abbiamo anche giocato con i bambini degli asili e abbiamo capito che, per loro, eravamo un po' delle attrazioni da baraccone e, in realtà, preferivano rincorrersi e menarsi fra loro invece che seguire quelle smandrappate bianche che si ostinavano a volergi far fare disegnini e girotondi.

Ho capito una volta di più che il 'nostro' stile di vita non è necessariamente il migliore, anzi: avendo di meno ci si preoccupa di meno e si vive meglio. Ed è vero che i soldi non comprano la felicità, soprattutto pensare di alleggerirsi la coscienza donandoli in nome di qualche astratto ideale è inutile se non addirittura controproducente.

Sono tornata da questa nuova esperienza africana carica di profumi, colori, sensazioni ed emozioni, come già 8 anni fa. Ma, a differenza dell'altra volta, riporto a casa la consapevolezza di appartenere a 'questo' mondo, pur con tutte le sue contraddizioni e storture. Non sono stata travolta da quell'entusiasmo ribelle, irruento e un po'ingenuo di quando avevo vent'anni.
Questa volta, l'immagine più bella che mi porto dietro dall'Africa non è quella dei bambini, delle donne o del mare.
Sono un papà con il suo bambino in spalla, mano nella mano alla sua compagna che sorride radiosa, dietro una pancia di cinque mesi.

33 commenti:

  1. Un post bellissimo e che fa riflettere.
    Noi non cambieremo mai il nostro stile di vita, ma a volte possiamo migliorare un po' , magari prendendo spunto da queste situazioni così lontane da noi.
    Inutile dirti che la foto del picnic mi ha messo fame :)

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il pranzo era sempre la parte migliore della giornata!! :-P

      Elimina
  2. immergersi in un contesto tanto diverso da quello a cui si è abituati innesca automaticamente riflessioni come quelle che proponi... forse hai ragione, forse si vive meglio in quel modo, ma forse io non riuscirei a sradicarmi così tanto dal mio 'habitat'... forse (e quanti forse) il trucco è non rinunciarci e provare a cercare la stessa spensieratezza e la stessa serenità continuando a starci dentro, magari modificandolo, poco a poco... bellissime foto e bellissimo post :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai proprio ragione Vale, noi si sta 'di qua' e loro 'di là', ma va bene così. Me ne sono resa conto anche io a questo giro, che iin fondo in fondo appartengo ad un'altra realtà e mi va bene così. Con la consapevolezza che 'di qua' ci stressiamo per un po'troppe cose e, troppo spesso, trascuriamo quelle più importanti... :-)

      Elimina
  3. tu mi metti i brividi anche quando parli di cose lontanissime dal mio vissuto...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. wow...è l'effetto più bello che potessi sperare!

      Elimina
  4. grazie per avermi portato con te in questo viaggio sognante...

    RispondiElimina
  5. Viaggiare significa questo, in fondo. Immergersi in un'altra realtà, viverla e sentirsi parte di essa anche se per poco. E tu l'hai fatto alla grande. Un'esperienza meravigliosa, di quelle che in qualche modo ti cambiano la vita perché ti spingono a rivalutare i confini cui sei solita imprigionarti.

    Bello bello bello :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il cambio di prospettiva è il mio obiettivo di ricerca in ogni viaggio! :-)

      Elimina
  6. Bellissima atmosfera, si dovrebbe leggere ogni giorno questo post

    RispondiElimina
  7. è proprio vero, meno si ha più si vive in modo genuino e senza preoccupazioni inutili che attanagliano in mondo occidentale :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh già...dovremmo ricordarcelo più spesso! :-)

      Elimina
  8. Avere meno cose vuol dire avere meno pensieri, concordo su tutta la linea. L'altro giorno buttavo via un po' di inutili ricordi conservati per rimanere attaccata al passato e mi sono proprio trovata a pensare che non è l'avere qualcosa che ci rende migliori o più forti. Anzi...mi sono sentita più libera e leggera. Tu continua così con questi flussi di parole, i tuoi racconti ci insegnano qualcosa, anche solo a guardare le foto di quella gente.
    Un bacione enorme!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Berry, come sempre i tuoi commenti colpiscono nel segno! Mi sa che anch'io mi metterò a fare un bel repulisti uno di questi giorni...bacio!

      Elimina
  9. Davvero un bellissimo post, fa riflettere! Zanzibar, poi, dev'essere un post stupendo.. mi piacerebbe andarci :)
    A presto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Elena sofia e benvenuta! Al di là dell'esperienza, Zanzibar è un piccolo ritaglio di paradiso in terra...te l'assicuro! :-)

      Elimina
  10. Che bel post. La mia non è invidia, che l'invidia è una cosa brutta, ma si avvicina. Non sai quanto mi piacerebbe fare quello che fai tu, partire, prendersi il proprio tempo, mangiare con le mani, rincorrere i bambini. Non so, a un so che di sereno, un non so che di meraviglioso.
    Grazie per averci regalato questo pezzo di paradiso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai colto in pieno lo spirito di quest'esperienza: serenità, meraviglia e tanta semplice bellezza. Grazie per condividere i miei pezzetti di paradiso sparsi! :-)

      Elimina
  11. Conosco persone che a Zanzibar ci si sono proprio trasferite, per seguire quell'ondata d'amore che quel luogo ha suscitato.
    Ho un grande rispetto per il mondo africano, spesso depredato dai bianchi...speriamo che la sua gente si alzi con orgoglio e sia da esempio a noi!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma sai che anche nel villaggio dove sono stata io vivevano un sacco di italiani? Zanzibar è un posto davvero incantato... :-)

      Elimina
  12. Ultimamente ho dovuto subire i discorsi inutili di persone che ostentano quello che hanno e che si ammalano al pensiero di non poter avere altro.
    Che fastidio!
    Lì di sicuro è un altro mondo e, forse, dopo un po' manca il nostro, ma fa bene confrontarsi con esso.
    Aiuta a ridimensionare le cose, a non dare importanza a ciò che importanza non ha.
    Grazie per aver condiviso la tua esperienza con noi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a voi per leggere, commentare e essere partecipi di quella che è stata un'esperienza bellissima!

      Elimina
  13. Baricco (se non ricordo male) diceva che un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte. Ecco, ogni volta che parto lascio un pezzo di me nel posto in cui vado, e il pretesto che mi creo per tornare è quello di far vivere attraverso i racconti quello che ho vissuto.
    Mi pare che nel tuo caso, il pretesto sia eccezionale, tanto quanto il tuo modo di farci ri-vivere questo viaggio!
    Grazie Bi.
    Quanto si cresce durante questi viaggi, non si cresce in nessun altro modo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Miss, per me è bellissimo sapere che, con le mie foto e le mie parole, riesco a trasmettere un po'di quelle emozioni che ho vissuto!

      Elimina
  14. Che bella esperienza! Loro sono così poveri ma ricchi di emozioni. Secondo me sono gli unici a custodire il segreto della felicità. Mi è piaciuto leggere il tuo racconto ed è adorabile la foto dei bambini!Giulia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Giulia, benvenuta da queste parti!! :-)

      Elimina
  15. Bì, le tue esperienze e le tue parole, sotto forma di questo flusso random -che a noi piace anche di pìù- non solo mi fanno pensare ma mi fanno venir voglia di sperimentare su di me queste sensazioni ed esperienze. Questa è una sacrosanta verità :"avendo di meno ci si preoccupa di meno e si vive meglio".
    Ti mando un sorriso

    RispondiElimina
  16. Quanti bei ricordi che ti porti dietro!
    Concordo con te, il nostro stile di vita occidentale ci costringe a circondarci di cose assolutamente inutili, e nonostante tutto il benessere in cui viviamo, siamo spesso arrabbiati per cose di poco conto!
    Avremmo moltissimo da imparare da popoli del genere!
    A presto :D

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...