venerdì 28 giugno 2013

GODOT, che non è ancora arrivato e già pensi a quando ripartirà


Immagine presa dal web

  ...perchè io se non mi faccio mille seghe mentali pipponi esistenziali domande introspettive, non sono contenta.


Qualche tempo fa dicevo che qualcosa era cambiato perchè, in effetti, lo era: stava arrivando Godot: quel maledetto lavoro, aspettato per più di un anno (con 'brevi' intervalli di pseudo-occupazione/stallo disperato), era lì davanti a me.
Mi hanno presa per una sostituzione di maternità di un anno (un anno!! Dopo miliardi di stages semestrali!!), in una ong con progetti di cooperazione allo sviluppo in Africa e America Latina, nella sede periferica della PCBP: il settore in cui ho cercato per anni di costruirmi un profilo professionale, fin da quella mia prima esperienza in Africa nel lontano 2005. In quella Piccola Città Bastardo Posto dalla quale sono fuggita diciottenne, nella quale non ho mai pensato di ritornare per dieci anni, dove mi ci sono ritrovata per caso forzoso e che ora sono felice di non lasciare.

Stavo seriamente pensando a una nuova emigrazione, per darmi quella scossa che da sola non riuscivo a trovare stando qui. Destinazione: mondo teutonico. Ero intenzionata a farmi un corso intensivo di crucco per tutta l'estate, cercando lavoro in loco. Già mi stavo guardando attorno per corsi e location, una ragionata stavolta, non ad minchiam come ho sempre fatto le cose finora.

Poi invece è arrivata la proposta dalla ong, e sono stata così felice di sapere che non avrei più dovuto fare la valigia. E ho iniziato a pensare con immenso entusiasmo a tutte le cose che avrei potuto fare rimanendo qui: il mio teatro, il corso avanzato di fotografia, godermi appieno la stagione sciistica, iscrivermi a yoga. Ma soprattutto poter andare finalmente a vivere per conto mio senza l'angoscia di dover lasciare i miei da soli, a centinaia di km di distanza. Mi sono sentita leggera, piena di voglia di fare, di andare avanti, felice per la prima volta dopo non so nemmeno io quanto di dove sono e di come sono.


Poi c'è stata Roma, con la sua vagonata di ricordi. Di quel tempo in cui, frequentando scintillanti saloni marmorei, sognavo una carriera importante. Passeggiare per le strade di Roma, respirare i suoi odori, perdermi nei vicoli, essere baciata dal sole in Piazza Navona mi ha risvegliato quell'amore che ho per la capitale, quel senso di appartenenza e di struggente nostalgia che non ho e non avrò mai per la PCBP. Ho rivisto vecchie conoscenze della mia precedente vita bruxellese, che stanno proseguendo per quella strada difficile ma esaltante che io ho deciso di abbandonare, e ho sentito una fitta di invidia, di voglia di riprovarci.

Rientrata nella tranquillità della vita provinciale, reduce dal confronto con amici e conoscenti dalla stabile e sicura esistenza (aka: gente che lavora in aziende/studi professionali/servizi pubblici) sono iniziati gli atroci dubbi esistenziali.

Ma che cosa ci sto a fare, impegnarmi per un anno in un settore dove non ci sono nè soldi nè prospettive di lavoro? Dove i volontari sono considerati più e meglio dei dipendenti, quei volontari che si possono permettere di esserlo perchè di lavoro 'vero' fanno il medico, il commercialista, l'ingegnere, il libero professionista? E dove, nonostante sia un lavoro che mi piace e mi interessa, guadagno appena appena il tanto per mantenermi e so di non poter chiedere di più proprio perchè i soldi se ci sono vanno ai progetti?

Così mi arrovello nel pippone pensiero che in realtà non ho risolto una emerita ceps.
Che sarebbe molto meglio trovarmi un lavoro serio, dietro una scrivania a rispondere al telefono per qualche capo buzzurro con la terza media e l'azienda di famiglia. E lasciare i progetti terzomondisti al campo del tempo libero, assieme al teatro, alla fotografia, a tutte le inutili magnifice cose che mi piace fare.
Che per lavorare in questa ong non avevo bisogno di parlare 3 lingue, farmi il c**o cubico e il fegato spappolato al master in Polonia, corsi, esperienze e sopportare un anno da stagista a Bruxelles. Insomma, mi sembra di 'sprecare' tante cose che so fare e che ho imparato con fatica, che forse altrove sarebbero impiegate meglio.

Quindi oscillo fra momenti di serena positività per sapere che ho qualcosa da fare per un anno, che mi piace e che mi dà comunque una certa stabilità, a momenti di terrore ansiogeno, perchè non ho un lavoro con delle prospettive e che mi permetta di 'mettere da parte' qualcosa, perchè mi sembra di 'buttare' quello che ho fatto finora, perchè il tempo passa e dovrei cercare di farmi assumere da un'azienda come apprendista prima che sia troppo tardi.

Insomma, Godot sta arrivando, ma è come se manco lo vedessi spuntare da dietro l'angolo.





28 commenti:

  1. Non è che sia facile dare una risposta che fughi tutti i dubbi... anzi è impossibile! Quello che mi sento di dirti, perché di dubbi simili se non uguali ne ho avuti anche io (e ne ho tuttora), è che se questo lavoro ti piace e ti appassiona, se stai bene nel posto dove sei ora, non devi avere troppi scrupoli nell'accettarlo con entusiasmo, perché in un anno magari ci saranno altri Godot a fare capolino, che stanno già lì in fila e tu nemmeno li immagini, perché essere precari senza perdere il senno si può solo se ci si accontenta di stabilità precarie. Possibilmente vicine (anche in modo vago) a tutto quello che si è studiato per anni e anni.
    In ultimo, "quel senso di appartenenza e di struggente nostalgia" per Roma ce l'ho dentro anche io, oh così profondamente...

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    1. Purtroppo io tendo sempre ad andare troppo in là, senza godermi quello che c'è di bello nel presente! Eh Roma... :-)

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  2. Coraggio!!!!

    Buttati e vedrai :) è sempre un'esperienza in più e magari ti servirà a scoprire che adori ancora fare questo lavoro o che proprio non ce lo vuoi più! (E così andrai a rispondere al telefono dell'imprenditore buzzurro con la 3. media, che non è male, se ti piace!)

    Insomma, l'alternativa sarebbe continuare a stare in questa attesa un po' deprimente, no? Invece puoi lavorare un anno, studiare tedesco, mettere qualcosa da parte e poi decidere di andartene in CERMANIA-JA!

    Smack!

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    1. Infatti il corso di crucco è stato inserito automaticamente all'inizio della mia wishlist per l'anno prossimo! Poi la Germania mica scappa...no?! :-)

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  3. Tanta solidarietà!!! Si apre qualche porta, qualche opportunità lavorativa, ma c'è sempre qualcosa che non quadra. E ti assicuro che non mi passa nemmeno per la testa di fare la "sceglina", perchè sò che la situazione non lo permette. Però devo pur campare e una retribuzione congrua devo averla, che sia anche quella di uno stage retribuito "normalmente". Perchè la moda del momento è quella di pagare gli stage 250 euro LORDI. Nel tuo caso, visto che l'ambito è quello che ti interessa, la tenterei. Coglierei questa opportunità, nella consapevolezza che hai tutte le carte in regola per puntare più in alto. E se in futuro capiterà qualche occasione, valuterai se vale la pena lasciare quel lavoro per qualcosa in cui puoi spendere le tue qualifiche. In bocca al lupo!

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    1. Crepi!!! Grazie per la solidarietà e la comprensione, il confronto su certi temi fa sempre bene! :-)

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  4. Cavolo, anobii propone la tua libreria
    e al secondo poste c'è il libro "Come smettere di farsi le seghe mentali.."
    Buttati, prova questa nuova opportunità, senza però dimenticare chi sei e da dove vieni

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    1. ...forse in effetti sarebbe il caso di finire quel libro e iniziare a metterlo in pratica, non lasciarlo a metà su un comodino!

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  5. Ti capisco mia cara. Prima di approdare qui, dove comunque sono una povera schiava, roba che me manca solo la palla al piede e la divisa a strisce e dove sto vivendo la forma di precariato più infame, ho fatto diversi lavori. Alcuni dei quali mi hanno visto appassionata e soddisfatta, sebbene senza prospettive.
    Dopo un po' li ho lasciati per cercare qualcosa che mi garantisse qualche forma apprezzabile di futuro. Risultato? Tutto inutile. Le prospettive pare che non esistano più, a prescindere dal lavoro che si fa quindi, ecco, mi sento di consigliarti di non pensarci troppo su e buttarti. In bocca al lupo :)

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    1. ...hai ragione, qui a pensare troppo ai se, ma, però, forse, ma allora, una si spappola il cervello e va a finire che non combina più nulla! Crepi, grazissime :-)

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  6. Io quoto Marry Poppins in toto... e ti auguro che spenderai del tempo lavorativo appassionandoti sempre di più. Certe volte non ci convince la scatola, ma poi dentro si sta bene e se ne prende la forma.

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    1. Avete ragionissima, l'importante è iniziare (anche col corso di tedesco).

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  7. Bì. Ti avessi risposto qualche tempo fa forse avrei detto cose diverse. Ora dico solo che ti capisco in pieno. Lavorare è utile ma se non è il lavoro che vuoi fare a breve tempo diventa una tortura. Io ho imparato. Ho modellato me stessa sul lavoro che faccio che, credimi, molto spesso mi fa sentire sotto dimensionata rispetto alle mie potenzialità. Non sono una che va in giro ad autolodarsi ma certamente so di essere una persona che vale. Ma dall'altro lato non ho coraggio. Forse non è solo quello, forse sono anche quei soldi che mi mancano che fanno la differenza con la presa di coscienza di togliermi di qui.
    Quindi...non so che dirti. Lavora per un anno lì e poi spacca tutto. Un anno non fa la differenza :)
    Un bacione tesoro!

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    1. ...c'è anche da dire che io sono una maledetta testarda, e finora mi sono incaponita a voler fare solo certe cose. Dovrei rendermi più malleabile e provare altrove, che anche se non è quello per cui ho spasimato per anni, forse mi darebbe ugualmente soddisfazione. E magari mi tornerebbero utili cose che ho imparato a sangue. Anche io avrei bisogno del coraggio di voler tentare...magari è la volta buona che mi viene fuori! Bacio grande Berryna :-*

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  8. bi, lascia godot al suo destino e il terzomondismo al tempo libero e lanciati in nuove avventure (e per andare ai prossimi matrimoni sai che un passaggio in bici c'è sempre)

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    1. Metiu hai ragione (sul terzomondismo e sui passaggi in bici!), ma intanto non avrei comunque niente da fare, quindi mi sa che l'estate la passerò alla scrivania terzomondista auto-motivandomi a cercare qualcosa di più concreto!

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    2. non c'entra niente, ma è un po' che te lo volevo chiedere. è molto bello "and" con cui collabori (vedo in basso a dx). che cosa fai di preciso per loro?

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    3. All'inizio volevo semplicemente tornare a scrivere, non avevo pensato a un mio blog, per cui ho scritto alcuni pezzi per loro, per lo più storie di viaggio (ho scoperto AND per caso e mi è piaciuto molto!). Poi ho iniziato il mio di blog e mi sono un po'persa per strada, ora sono parecchi mesi che non scrivo più per AND, anche se ho in mente un paio di proposte da fargli!

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    4. io ogni tanto faccio qualcosa per viedellest.eu e balcanicaucaso.org, siamo un po' parenti :)

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  9. Io fossi in te continuerei a inseguire il sogno.
    Certo, potresti prima fare un anno al PCBP, però poi il rischio è di non trovare più la grinta di voler afferrare quello che hai sempre desiderato.
    Secondo me sei ancora nella fase in cui puoi rischiare, in cui puoi metterti in gioco. E sarebbe un peccato non farlo.
    Fai sempre in modo di non avere rimpianti, un giorno :-)

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    1. Non lo so, davvero...vado a fasi alterne. A Roma mi sono riemersi i sogni di carriera, poi però mi ricordo anche del perchè ho abbandonato quella strada e della paura che ho avuto di diventare come la mia ex capa. Sicuramente se mi ricapitasse l'occasione, deciderei di ripartire...o no?!

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  10. Biiiì io te lo dico da eterna ottimista, devi inseguire i tuoi sogni, a prescindere dai pipponi devi seguire quello che per te è importante, ciò che definisce chi sei e chi vuoi diventare.
    Come hanno detto molti sopra di me, prenditi questo anno, accetta e nel frattempo progetta, pensa.

    Ti mando un abbraccione forte

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    1. Veroooo grazie!! Io, da eterna tendente al pessimismo, ho sempre gran bisogno del punto di vista di qualcuno 'dall'altro lato'!! Bacio grande :-)

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  11. ...io credo che non si sarà mai contenti se si confronta la propria vita con quella degli altri! Io sono una di quelle persone che rientrano nei tuoi AKE, dovrei essere felice ed ho tutte le carte per esserlo, eppure appena sento di qualche mia amica che ora è in America ad approfondire i suoi studi giuridici(mia vita), o leggo di quello che fai, anch'io provo invidia! Invidia di quello che avrei potuto fare se non avessi avuto un lavoro, o un ragazzo (pensa che assurdità!), eppure è così!
    Ragazzo con il quale sto cercando casa, che mi brucerà metà dello stipendio e mi costringerà ad una forte riduzione dei viaggi...a dimostrazione che le possibilità di trovarsi qualcosa dopo sono basse qualsiasi scelta si faccia, ma ci sono scelte che vale la pena fare!
    Hai scritto che questo lavoro nella ong ti piace, che anche nella tua città tanto ripudiata ora intravedi qualcosa che ti tiene legata, non ci sono prospettive lavorative all'orizzonte, all'estero... ma ci sono corsi, persone e genitori che ti tengono li...per ora direi che questo basta, per ora vedo tanti puntini sotto una colonna e zero sotto l'altra!
    Quando si hanno infinite possibilità, quali quelle che ha una persona intelligente e con voglia di fare come te, si avrà sempre paura di scegliere e si corre il rischio di essere eternamente insoddisfatti!

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    1. Kazumina hai ragionissima, a guardare 'gli altri' si trova sempre qualche cosa da invidiare e si finisce per rimanere insoddisfatti del (tanto) che si ha! Purtroppo, ed è un mio bruttissimo difetto, tendo a guardare sempre troppo in là, finendo per perdermi quanto di buono ho al momento (e ora come ora è tanto!). Ho capito a mie spese che non si deve mai dire mai, che non si può mai dire, e quindi da qui a un anno chissà quante cose possono succedere! Purtroppo la mia ansia da 'tutto e subito' a volte mi fa vedere solo le cose 'negative' di questa nuova situazione, e mi preoccupo di volerle risolvere adesso. Un passo alla volta sarebbe più sensato e meno logorante!

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  12. L'unica volta che mi sono sentita apprezzata, soddisfatta e felice è stata la mia esperienza a Londra: facevo un lavoro che mi piaceva, nella città che mi piaceva, nella lingua che mi piaceva. Come tutte le cose belle, però, l'esperienza è terminata e da allora in poi è stato sempre un "accontentarsi". ora ti accontenti del lavoro interessante senza grossi guadagni, ora ti accontenti del lavoro noioso che ti rende indipendente. Dopo quasi 4 anni di alti e bassi lavorativi sono giunta a questa conclusione, forse triste: sti cavoli di che lavoro fai, purchè ti tenga ipegnata la testa e ti permetta di mettere da parte soldini per fare FUORI UFFICIO ciò che ti appassione e ti rende viva. Perciò bene venga il lavoro nel PCBP se ti permette di riprendere vecchie passioni come il teatro o la fotografia. Come dicevano molti quassù: in un anno arriveranno altri Godot!

    Good Luck darling :*

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    1. Thanks dear! :-)
      Boh non so, sono in piena crisi da pipponi esistenziali. Razionalmente so che non dovrei preoccuparmi troppo in questo momento, sia perchè sono lavorativamente coperta, sia perchè con l'estate alle porte non è che sia il momento migliore per mandare cv (ma poi, esiste un momento migliore di un altro?!). A sprazzi voglio ripartire, rimanere, ri-ripartire. Uffaaaaa non me ne faccio mai andare bene una! :-(

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  13. Invito - It
    Io sono brasiliano.
    Dedicato alla lettura di qui, e visitare il suo blog.
    ho anche uno, soltanto molto più semplice.
    'm vi invita a farmi visita, e, se possibile seguire insieme per loro e con loro. Mi è sempre piaciuto scrivere, esporre e condividere le mie idee con le persone, a prescindere dalla classe sociale, credo religioso, l'orientamento sessuale, o, di Razza.
    Per me, ciò che il nostro interesse è lo scambio di idee, e, pensieri.
    'm lì nel mio Grullo spazio, in attesa per voi.
    E sto già seguendo il tuo blog.
    Forza, pace, amicizia e felicità
    Per te, un abbraccio dal Brasile.
    www.josemariacosta.com

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