sabato 6 aprile 2013

Pot-pourri POLACCO (pot, ma soprattutto POURRI*)


 Ieri in autobus, concentrandomi un attimo sulle conversazioni delle signore mie dirimpettaie (della serie, quando una non c'ha un ceps da fare), il mio radar infallibile ha captato delle parolette po polsku. Normalissimo, visto che qui nella PCBP ultimamente pullula di badanti di provenienza dell'Europa orientale. Se fino a qualche anno fa non ci avrei mai fatto caso, dopo aver passato 10 interminabili mesi di inverno polacco adesso appena riconosco lo slavico idioma un brivido ghiacciato mi scorre lungo la spina dorsale e si risvegliano i ricordi ahimè mai sopiti del mio soggiorno a Varsavia. Che, per carità, in sè per sè non avrei niente contro la Polonia, ma ho avuto la sfiga di passare il mio annus horribilis da quelle parti.

Quando, a settembre di qualche anno fa, sono approdata a Varsavia per iniziare il master, venivo da 8 mesi di vita romana (caldi e professionalmente gratificanti) e da un'estate memorabile, passata con le mie amiche più care e la mitica équipe dell'erasmus. Ero piena di belle speranze e buoni propositi, che si sono puntualmente sgretolati nel giro di qualche settimana.

Il bellissimo campus del mio College a Varsavia era circondato dal nulla più totale delle grandi periferie dell'est: nei dintorni c'erano un supermercato, un bar, tre ristoranti. Il resto, casermoni. Per arrivare in centro ci volevano 40 minuti (a tratta). Il piano di studi del master era talmente serrato, fra lezioni, lavori di gruppo, seminari e studio, che 'sprecare' quasi un'ora e mezza solo per trascinarsi in qualche fumoso bar del centro era un lusso da centellinare con parsimonia.

Il 'parchetto' del campus

Al campus eravamo circa un centinaio di studenti, per lo più europei, che vivevano assieme 24h su 24h, 7 giorni su 7. Ci vedevamo, puntualmente ed immancabilmente, sempre. Ognuno sapeva i ca**i di tutti. Oltre al regolare gossip pruriginoso (chi si è trombato chi), una nutrita schiera di avvoltoi da biblioteca controllava se e per quante ore studiavi, quante pagine leggevi al minuto, con quanti giorni di anticipo finivi il paper, quanti libri avevi in bibliografia per la tesi, ecc ecc.

Sebbene l' esprit du College fosse di formare una felice e integrata famigliola europea, nel momento del bisogno (leggi: copiare appunti e contrabbandare prodotti eno-gastronomici dalla madrepatria) emergevano le appartenenze campaniliste. Noi italiani eravamo una decina, geograficamente sparsi fra Torino e Bari. Siamo stati così patriotticamente uniti che, a fine dell'anno, non parlavamo quasi più fra di noi, ci siamo bannati a vicenda da Facebook e alcuni non hanno manco salutato prima della partenza.

Freddo polare, desolazione esistenziale, vita sociale ad encefalogramma piatto, stress da studio matto&disperatissimo a cui si sommava il logorio della convivenza forzata e forzosa con una serie di elementi assurdi come l'Avvoltoio, il Burattinaio, il Petto di pollo, il Serbelloni, l'Avvocato erotomane, la Sboldra e il Coglionazzo (giusto per citarne alcuni). Io poi, non paga di tutto questo bel pot-pourri di elementi destabilizzanti, avevo un 'conto in sospeso' con un pisellomunito che all'epoca si trovava a Cracovia: conosciuto l'anno prima oltreoceano, mi aveva già bella calpestata a Roma, per darmi il colpo di grazia lì in Polonia. Che, se mi fosse passato sopra con un cingolato sovietico, mi avrebbe umiliata di meno. Sicuramente avrebbe fatto meno male.

Giusto un paio di librini per l'esamino di diritto

Per questo faccio davvero fatica a tirare fuori dai cassetti ammuffiti dei miei neuroni superstiti qualche ricordo positivo legato alla Polonia.
Di sicuro però, oltre a come funziona il baraccone europeo, ho capito tante cose.
Tipo che ho una soglia di umana sopportazione alla limitazione della mia libertà personale e che, quando sono depressa, ho un bisogno fisico di poter uscire dove ci siano persone, negozie e vetrine da guardare, anche se poi non compro nulla.
Che chi parla la tua stessa lingua, non necessariamente ti capisce di più, anzi. Ma quando sei in crisi nera, hai bisogno di parlare con qualcuno che sa chi sei e da dove vieni.
Che posso girare il mondo in lungo e in largo ma, se Natale e Pasqua non li posso passare con la mia famiglia, sento un vuoto grandissimo.
Che alla fine puoi tirare tutti i pipponi del mondo a destra e a manca, ma dalla melma ti ci devi tirare fuori da sola, anche se hai le chiappette di piombo e fai una fatica boia.
Che odio la competizione e l'arrivisimo competitivo a tutti i costi.
Che mi piacciono le cose fatte bene e, se gli altri non sono in grado di farle, preferisco sbrigarmele da me.

Ma, soprattutto, che Fantozzi è il vero collante aggregativo della società italiana, una delle più alte espressioni della nostra sottocultura intellettual-trash e che, se non ci fosse stato lui, non saremmo sopravvissuti a 10 mesi di gabbia dorata, con l'unico obiettivo di riuscire a organizzare la nostra personalissima Coppa Cobram.




 


* Pourri in francese vuol dire marcio. Per cui sì, quel grazioso cestino di fiorellini secchi aulenti che avete in bagno in realtà è un vaso-marcio.

20 commenti:

  1. Mi hanno detto che le brutte esperienze servono. Io sono qui che ancora cerco di capire a cosa sia servito il mio annus horribilis. Una cosa è certa, a te è servito a capire tante cose, magari un giorno le capirò anche io.
    Comunque per la prossima esperienza io sceglierei un logo caldo e colorato. Brasil? :)

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    1. Hahahahaha, beh il Brazil mi sembra un'ottima scelta!! Di sicuro se fossi stata sperduta in qualche kilometrica spiaggia bianca caraibica, non sarebbe stato le stesso che essere bloccata dalla neve in una grigia periferia post-sovietica... :-)

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  2. Anche se parla di cose brutte 'sto post mi è piaciuto, anzi vorrei saperne di più della gentaglia che ti circondava!

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    1. Hmmmm, era una vera e propria raccolta di figurine!! Mi hai dato l'idea per un prossimo post! :-)

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  3. Io a Varsavia dovevo trasferirmi quest'anno per 6 mesi, poi ci ho ripensato: troppo freddo.
    Mi sa che ho fatto bene, allora!
    Comunque, noi italiani sempre gli stessi. Non riusciamo a restare uniti neanche in situazioni così. eheh

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    1. Probabilmente Varsavia vissuta in libertà non è così male come l'ho vissuta io, in cattività, però freddo fa freddo, e assai!!
      Eh già, noi italiani ci facciamo sempre riconoscere. I miei soci lì in Polonia erano una degna rappresentazione del nostro inesistente cameratismo patriottico.

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  4. Adesso capisco perchè non riuscivi a scovare il bello dell'esperienza polacca...!!
    AMMAPPATE che anno stremante. E come dice Princess qui sopra, vero, le brutte esperienze servono: 1) A non ripeterle possibilmente; 2) Ad avere un termine di paragone quando le cose vanno male. Ovvero, se sono sopravvissuta a quello, la sfida di oggi me la magno.

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    1. Infatti è diventato il ritornello mio e della mia amica In Black, se siamo sopravvissute a Varsavia, sopravviveremo a tutto!! È stata davvero un'impresa...

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  5. alla fine ti hanno dato anche un master in sopravvivenza?
    adesso però voglio vedere le foto della coppa cobram - sappi che sono stato azzurro (cit.)
    ciao bi :)

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    1. Hehe, purtroppo la maggior parte dei miei soci italiani era troppo snob (o troppo ignorante) per apprezzare le enormi potenzialità socio-culturali della coppa Cobram...però una volta ci siamo (quasi) trovati in mezzo a una battuta di caccia in grande stile Filini! :-)
      http://www.youtube.com/watch?v=4REMVopqSR0

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  6. Ok Ok ecco, se mai dovessi fare un master comincio a vedere per la zona sud europea :) dopo aver visto e letto il post di qualche tempo fa sulla neve a Varsavia e considerando la mia avversione per tutto cio' che di gelato cade dal cielo, per quanto mi piaccia viaggiare e stare in posti freddi direi di no.
    Mi piace quando dici che se gli altri non sono in grado di far cose fatte bene, te la sbrighi da sola, mi ci rivedo molto :)
    Un abbbbbbbracccciuone e tanti sorrisi

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    1. Sìsì Vero, sconsiglio Varsavia molto caldamente!! Io per il prossimo master (che mai non farò) andrei 'latitudinalmente' (ma si può?!) sotto Roma, sicuro!! E possibilmente nei pressi di mare, spiagge e cocktails tropicali! :-)

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  7. Mi piace notare che simpatica e variopinta fauna italica si trovi in giro per il mondo. :-))

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    1. Come riusciamo a pugnalarci alle spalle noi compatrioti, nessuno mai!

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  8. Aiuto! La cosa che sarebbe risultata pesante anche per me sarebbe stata lo.stare rinchiusi sempre insieme...la coabitazione forzata mi tende sempre intrattabile!

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    1. ...ecco, io gli ultimi mesi ero diventata proprio cattiva e misantropa, che odiavo tutto e tutti è a volte anche me stessa. Una sensazione bruttissima!!

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  9. brutto cominciare a odiare se stessi, meglio odiare gli altri :)

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  10. Mi sono appena iscritta al tuo blog! mi piace troppo il tuo modo di raccontare una realtà che sento in modo quasi imbarazzante identica alla mia. Questo mi fa pensare che siamo davvero tanti.
    Piacere di conoscerti :)

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    1. Grazie mille, piacere mio! :-)
      A quanto pare sul barcone siamo in ottima compagnia...
      Benvenuta! (però Anonimo non mi piace, come ti posso chiamare?!)

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