venerdì 22 febbraio 2013

Frammenti&ricordi


 

Mercoledì la mia ex coinquilina Mammetta, la mia gumpis, si è laureata.
Toccata e fuga a Milano, per assistere al grande evento ma soprattutto per essere lì con lei, che per me c'è sempre stata, nel momento della liberazione. Finalmente fuori da quella maledetta unversità, la cui unica cosa buona è stata averci dato l'occasione di incontrarci. Per me, animo irrimediabilmente sentimentale, tornare dopo tanto tempo in quei chiostri è stata un'occasione per ripensare con un pizzico di struggente nostalgia a quando quelle mura erano la mia quotidianità.

A quando il mio pensiero più serio erano lezioni, libri ed esami. Che per il 'dopo' c'è tempo, intanto pensa a studiare, mi dicevano i miei genitori.

A quando, appena arrivava la primavera, con la scusa della pausa caffè ci fermavamo le ore a cazzeggiare nei chiostri, filosofando sulla vita, la politica, la società, la storia, sentendoci dei grandi intellettuali solo perchè eravamo al secondo anno di università e studiavamo per la prima volta in vita nostra gli anni Sessanta.

A sessioni estive passate in biblioteca, svegliandosi all'alba per arrivare a prendere un posto, perchè l'aria condizionata era l'unica via di sopravvivenza alla canicola milanese. E perchè speravo sempre di incontrare quel tizio di cui ero follemente innamorata, che si interessava a me (e ai miei sforzi di apparire carina e fresca con 40° all'ombra) come un pastore bergamasco si interesserebbe a una boccetta di Chanel n°5.

A quel gruppetto di sfigati che eravamo, io e i miei compagni di corso, del sottogruppo della facoltà sfigata per eccellenza, Lettere&filosofia: troppo poco fashion per beni culturali, troppo poco intelligenti per filosofia, troppo poco secchioni per lettere classiche, troppo poco inquadrati per lettere moderne, troppo poco cazzari per linguaggi dei media. Storici.

Al giornaletto di Dipartimento che avevamo messo in piedi al terzo anno e che costringevamo amici, coinquilini e parenti a leggere, perchè altrimenti sarebbe rimasto abbandonato sul bancone della biblioteca. Ma noi ci sentivamo dei fighi ad averlo messo assieme, e già ci vedevamo come i Biagi, i Montanelli del futuro, che dopo trent'anni di carriera, alla cosegna del pulitzer, avrebbero ricordato che tutto era cominciato a vent'anni, in quei chiostri.

Poi ti guardi attorno, e vedi che non sei più parte di quel mondo di illusioni e belle speranze. Che sei cresciuto, e che tutto attorno è cambiato. Che alla laurea della tua gumpis non ci sono più gli amici di un tempo, ma il suo ragazzo con la sua famiglia. E che lei, in fondo, il suo posto nel mondo lo ha trovato, è felice ed ha dei progetti, anche senza di te. Pensi che tu sei rimasta ferma a sognare ad occhi aperti mentre gli altri andavano avanti. Chi si è sposato, chi ha fatto carriera, chi è diventata madre, chi convive, chi ha abbandonato i sogni di gloria per la stabilità di un posto fisso che gli permette di essere concretamente indipendente, chi si è dato alla politica, chi ha ripreso il suo posto dove l'aveva lasciato. E tu sempre lì, che non sai nemmeno che cosa ci stai a fare, con tutti che credono tu stia facendo chissà che grandi cose, mentre invece sopravvivi, cercando di ricacciare via il pensiero di un domani che non sai se vuoi che arrivi. 

Tornando alla PCBP in treno mi sono accorta che, pochi sedili dietro di me, era seduta una mia vecchia compagna di scuola. Non ci vedevamo da almeno 5 anni, dall'ultima pizza di classe. Mi sono rintanata dietro al mio schienale a leggere una rivista e non mi sono mai girata per andarla a salutare. 
Non avrei saputo come rispondere alla domanda di rito su chi, o cosa, fossi diventata.

20 commenti:

  1. E che dovrei dire io, che ogni tanto passo appositamente per la zona universitaria pur di mangiare il panino da O' Talebano e sperare di incontrare qualcuno di mia conoscenza?

    Sarò patetico?

    p.s. ti risposto :-)

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    1. No beh, il panino universitario è un must imprescindibile!! Io invece di O'Talebano ho Damiano, che sta in un orribile bar anni '40 che noi abbiamo sempre chiamato 'il baretto', dove però fanno il panino più buono del mondo...Baltico+tabasco. Ancora oggi ogni volta che passo per Milano cerco di andarci a pranzo, ed è sempre lì, sempre ottimo, sempre uguale. Uno dei (pochi) punti saldi della mia vita!

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  2. Siccome non sono un blogger, molti blog - lo confesso -li ho copiati da te :-)

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  3. A proposito, se hai facebook... http://www.facebook.com/CamminoSantiago?fref=ts

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  4. E' inutile scriverti quanto io riesca a rivedermi in quello che hai scritto, dalla descrizione di quella particolare struggente nostalgia alle fughe dalla canicola in biblioteca, alla descrizione del gruppo di amici, all'amore per le coinquiline (come raccontavi anche nel post precedente). Per me è lo stesso quando torno li' dove ho fatto la triennale, quando sulle scalette dell'entrata rivedo i gruppetti di ventenni che passano il tempo sfumacchiando, ridendo a crepapelle tra una lezione e l'altra e pianificando di saltare le lezioni di fisica per fuggire al mare proprio come facevamo noi a suo tempo e mi viene nostalgia, quella brutta che ti si attacca al collo e te la porti in giro per tutta la giornata.
    Un abbbbbbraccio e grazie per questo post, non sei la sola :)

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    1. Grazie Vero, la non-solitudine è una cosa bellissima! :-)

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  5. a dicembre abbiamo fatto la cena a 10 anni dalla maturità (in realtà saranno a giugno, ma sotto vacanze natalizie è più facile beccare quelli che vivono fuori!)... quest'anno, per la prima volta, non ho avuto quel particolare timore di incontrarli che invece mi prendeva le altre volte... sarà che sono dimagrita e ciò mi ha dato una sorta di sicurezza esteriore che alle superiori non avevo... sarà che la mia situazione lavorativa non è delle migliori, ma gli altri non sono messi meglio... sarà che continuo a non sapere chi sono, cosa voglio e dove finirò, ma mi pare di essere in buona compagnia!
    con 3 o 4 di loro ho continuato a percorrere il cammino dell'università, primo anno comune e poi corsi separati, ma sempre nella stessa sede... però non siamo mai stati quelli dei gruppetti che si riunivano in sala lettura a studiare (ma in realtà a cazzeggiare)... finite le lezioni si prendeva il bus o la macchina e si tornava a casa! non ho mai vissuto l'università come un luogo in cui studiare... e mi rendo conto di quanto ciò sia stato sbagliato! vedrò di rifarmi, per quanto possibile, con la magistrale!!!
    (e scusa se sono andata fuori tema!!)

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    1. Ma sai che invece per me è stato il contrario, prima andavo volentieri alle pizze di classe proprio per spirito di rivalsa, per 'far vedere' ai miei compagni che non ero più la timida sfigata dei tempi del liceo ma mi ero affrancata dall'ambiente chiuso della PCBP e stavo combinando qualcosa di buono e interessante. Invece adesso, che sono ferma fra color che son sospesi, senza arte nè parte, ho timore di poterli incontrare in giro e temo il confronto, per questo non ho voluto salutare quella mia compagna sul treno.
      Lo 'studio matto e disperatissimo' in università era davvero bello...se ti capita con la specialistica, prova a frequentare di più la biblioteca (si fanno anche begli incontri!) ;-)

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  6. Sei molto severa con te stessa! I tempi dell' universita' mancano tanto anche a me e a volte vorrei tornare a quei giorni pieni di ideali, di tempi morti, di amicizie stravaganti. Si', talvoltala nostalgia e' insostenibile...in
    fondo non ho realizzato nessuno di quei sogni, ma ne ho realizzato altri, che neanche sapevo di avere...e se incontro qualcuno mi sento orgogliosa per come sono cambiata, rimanendo me stessa!

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    1. Hai ragione Tina, in generale sono severa con me stessa e molto poco sicura. Ora come non mai, perchè mi sento fuori posto e quasi 'in colpa' per quello che (non) sto facendo.

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  7. ...penso che se eri presente quel giorno, significa che anche tu sei parte di un mondo, che anche tu occupi un posto nel mondo di qualcuno. Io credo che ognuno di noi sia il frutto non solo del suo trascorso ma anche delle persone che ha incontrato e soprattutto di quelle che, nonostante tutto, ci sono ancora! dopo tutto cosa può essere la felicità, per degli animali sociali quali siamo, se non quella di appartenere alla vita degli altri? la felicità è proprio l'immagine che hai usato, è un puzzle e quindi composta da pezzi, e non credo ci sia cosa più bella che quella di essere il pezzo di un puzzle altrui, perché significa che, in qualche modo, la vita degli altri è anche la nostra!

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    1. Hai ragione, solo che la mia tendenza innata è di vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto piuttosto che mezzo pieno... :-)

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  8. la nostalgia è una brutta bestia. ne so qualcosa. è vero, gli anni universitari col senno di poi sono stati gli anni della spensieratezza. ora sto lavorando, otto ore di ufficio, e ti giuro che rimpiango quei tempi. anche vero che quando ero all'università non vedevo l'ora di uscirne e trovare un lavoro, un'indipendenza. corriamo dietro a contraddizioni, speranze, illusioni. vulnerabili e volubili come il vento. tutto finisce, anche la più bella esperienza. ma ciò non toglie, e me lo auguro, che ce ne saranno delle altre. (sono laureato in lettere moderne... sarei inquadrato? :-) )

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    1. Hahaha, quelli di Lettere Moderne erano quadrati nel senso di persone serie, con alte ambizioni da professori...tutta la nostra ammirazione (e compassione) per le mazzate di Letteratura Italiana & Latina I, II e II. Anche noi ne abbiamo fatta qualcuna, di Letteratura, e siamo sopravvissuti a malapena :-)

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  9. oddio, quei chiostri. li ho lasciati nel 1997 solo perché io non ne potevo più di loro e loro di me.
    ho rivisto di recente per una cena la cricca dell'epoca universitaria e ho constatato di essere uno dei pochi ad avere ancora tutti i capelli. sono soddisfazioni.
    que viva siempre lettere e filosofia! (alla quale mi vanto di aver cazzeggiato pure io)

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    1. Grande Metiu, una mente geniale come te non poteva che provenire dai chiostri di Lettere&Filosofia!!!! Alla fin fine, nella nostra sfigaggine, noi letterati siamo avantissimo.

      P.S.: tu in quale categoria rientri, fèscion, secchione, intelligente, quadrato o cazzaro?!

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    2. siamo avantissimo, hai ragione. e un po' irrisolti nel dna.
      ma va bene così, dai.
      ps: come diceva qualcuno, l'importante è muoversi velocemente per non essere inquadrabili in nessuna categoria. me la fai passare come risposta? :)

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  10. che bello questo post :) i tempi cambiano ed insieme ad esso le persone.. è fantastico ogni tanto fermarsi a ricordare i tempi spensierati e andanti !!!anch'io ogni tanto mi sento così, quando ero più piccola e pensavo di spaccare il mondo, poi lavori e non avendo ancora la tranquillità che la parola INDETERMINATO (anche se adesso non sempre) ti da , rimani così, un pò tra i tuoi pensieri a cercare quale sia davvero il tuo posto .

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