giovedì 3 gennaio 2013

Mai dire MAE (CRUI)



Di quel magnifico esemplare in via d'estinzione che si chiama Erasmus ne ho già accennato.
Ultimamente pare che anche un altro suo collega si stia avviando alla scomparsa definitiva: il signor MAE-CRUI. AI bei tempi che furono, codesto programma (che sta per Ministero Affari Esteri-Conferenza dei Rettori Università Italiane) dava la possibilità di svolgere un periodo di tirocinio di tre mesi (prolungabile a quattro) presso il Ministero degli Esteri a Roma o in tutte le sedi diplomatiche italiane all'estero (ambasciate, consolati, Istituti di cultura e Unità Tecniche Locali per la cooperazione allo sviluppo).
Dopo essere stata scartata ad un primo round, ci ho riprovato e mi è andata meglio: ho avuto fortuna ed ho svolto il mio MAE-CRUI a Roma, quattro anni or sono.
Il MAE-CRUI è sempre stato fortemente criticato perchè non prevede nessun tipo di retribuzione, nemmeno un minimo rimborso spese. Non ti davano neanche la chiavetta per prenderti un caffè annacquato alle macchinette, te la dovevi pagare.
Giustificatissima indignazione, considerato che nella Pubblica Amministrazione italiana gli sprechi abbondano. Se si arrivano a spendere 800 euro per un biglietto a/r Roma-Barcellona, pur di far viaggiare il diplomatico di turno in business class e su Alitalia, possibile che non si trovino i fondi per dare ai poveri stagisti almeno dei buoni pasto per la mensa?! Al di là dello scandalo per un tirocinio gratis et amore dei senza nessunissima possibilità di assunzione futura (al Ministero si accede solo per concorso, ma si sa), per di più a favore di quello Stato sanguisuga e tanto odiato, mi sento comunque di esprimere un certo rammarico all'idea che anche questo programma avrà fine.

Anzitutto, molti posti a disposizione sono presso la sede centrale della Farnesina. Per tutti quelli già stanziati a Roma, non credo faccia poi una gran differenza lavorare gratis per il Ministero o per un qualsiasi altro ente, pubblico o privato che sia. Essendo in Italia il tirocinio gratuito più la regola che l'eccezione, tanto vale svolgerlo in un ambito prestigioso che 'fa curriculum'. Si presuppone infatti che gli interessati a questo tipo di esperienza, ambiscano poi ad una carriera internazionale, ed all'estero l'aver lavorato presso il Ministero degli Esteri fa sempre una gran scena (comprovato).

Per quanto riguarda le sedi estere, per parecchi italiani con la doppia nazionalità lo stage MAE-CRUI rappresenta un'occasione per trascorrere del tempo con quella parte della famiglia che, altrimenti, non si ha occasione di frequentare assiduamente. E che inoltre dà spesso un contributo sostanziale, ospitando il nipote/cugino/famiglio stagista per il quale diventa quindi meno oneroso poter svolgere il tirocinio all'estero. Ovviamente, questa non è che una piccola parte dei partenti, la maggior parte di sicuro non va al consolato italiano a Honolulu perchè ha la nonna hawaiana. I privilegiati ci sono sempre, è inutile negarlo. Se uno può permettersi di farsi mantenere tre mesi in America, beh alla fin fine forse va anche a suo merito se preferisce andare a fare lo zerbino diplomatico al Palazzo di vetro, piuttosto che dilapidare il patrimonio di famiglia sulle spiagge di Miami a ritmo di margaritas e pool parties.

C'è poi chi dice (come per tutti gli stages, del resto) che non si impara nulla se non fare le fotocopie (e anche qui mi permetto di dissentire: io le fotocopie non ho imparato di certo a farle a Roma perchè c'era un uffico appostio per queste cose. Al massimo ho imparato a mandare i fax). Come per tutti gli stages, dipende tantissimo da chi si ha la fortuna (o sfortuna) di avere come tutor, da quanto lavoro ha in ballo la propria unità, e via dicendo. Fra i miei compagni di disavventura c'era una vasta gamma, da chi passava le giornate a leggere la Gazzetta dello sport online, a chi non aveva nemmeno tempo di fermarsi al bar in pausa pranzo per un panino.
E poi, non si può mai sapere. MAI.

Ad esempio, io all'inizio ero stata assegnata ad un ufficio assieme ad altre tre ragazze: 4 stagiste, 1 scrivania, 2 sedie ed 1 computer. Il nuovo capo ufficio non aveva provveduto a far correggere il bando, segnalando che ora aveva bisogno di non più di una stagista, ma ormai il danno era fatto: tutte e quattro, giustamente, volevamo fare lo stage. Inutile dire che, dopo esserci rese conto della situazione, eravamo piuttosto alterate. Tre di noi si erano trasferite apposta a Roma, eravamo tutte fresche di laurea e piene di voglia di fare. La prima settimana abbiamo provato a fare un part-time a coppie, due al mattino a due al pomeriggio, ma non funzionava affatto. Ci hanno detto chiaramente che era meglio se due di noi si cercavano un altro ufficio.
Una ragazza, laureata in giornalismo, si è subito mossa e se n'è andata all'ufficio stampa. Di noi tre superstiti nessuna voleva cedere, soprattutto perchè, dopo un paio di mesi, le due stagiste rimaste avrebbero partecipato ad un evento di tre giorni all'estero assieme all'ufficio (questa volta spesato).
Ad un certo punto, sapendo dell'esubero di stagiste, il diplomatico della porta accanto (a capo di un ufficio -apparentemente- piuttosto sfigato) si era dimostrato entusiasta all'idea di avere anche lui una stagista e si era offerto di prendere con sè una delle ragazze, perchè da lui, diceva, c'era tanto lavoro e nessuno a dargli una mano.
Dopo tre giorni di infinite seghe mentali e pipponi astronomici, ho deciso di immolarmi io alla causa e di offrirmi come vittima sacrificale, cambiando ufficio e rinunciando al viaggio, nella speranza che, almeno, dall'altra parte (apparentemente) più sfigata avrei avuto da fare e imparato qualche cosa.

Com'è andata a finire?!

Che il mio MAE-CRUI è durato non tre ma otto mesi, che alla fine della convenzione di stage mi hanno fatto un contrattino retribuito e invece di tre giorni di viaggio ne ho fatti dieci, in un posto nuovo e molto più esotico, alloggiando nell'albergo più fico in cui sia mai stata in vita mia (ma questa è un'altra storia).

Morale: mai dire mai, anche nei casi più assurdi. Soprattutto negli stages non pagati.

6 commenti:

  1. Che forza! Bella questa esperienza...ancora una volta conferma che c'e' semprequalcosa di bello dietro l'angolo!

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  2. A me è successo diversamente ma mi è andata pur sempre di cu.. o di merito che dirsivoglia. Due volte vincitrice del MAE-CRUI all'amabasciata italiana a Londra e all'Istituto di Cultura italiana sempre a Londra. Per ben due volte rifiutato a malincuore e con le lacrime agli occhi. Ma poi... ho vinto il leonardo, ho lavorato 6 mesi a Londra e pensa..pure pagata!
    Hai perfettamente ragione... mai dire mai nella vita e crederci sempre!

    http://misstuffo.wordpress.com

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  3. Ciao Tina e benvenuta misstuffo! :-)
    Questa è stata davvero LA botta di c**o, senza la quale di sicuro non avrei aperto il successivo capitolo della mia vita, il master a Varsavia (presto su questi schermi).
    Comunque sì, mai dire mai è proprio una grande verità! :-)

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  4. Anche io ho avuto un'esperienza super positiva con il Mae Crui a Bruxelles, e' forse una delle poche esperienze che vale la pena di fare nonostante la non retribuzione, perche' realmente formativa (ovviamente a seconda dei casi e della suddetta botta di c**o)

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  5. Ciao una domanda il mae-crui vale punti nei concorsi nella pubblica amministrazione italiana? grazie per l'info

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    1. Ciao! No purtroppo credo proprio di no, sono sicura al 95%...però non si sa mai, dipende sempre dai criteri, prova a chiedere a qualcuno della segreteria concorsi! :-)

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