sabato 22 dicembre 2012

C'ERA UNA VOLTA MA ORA NON C'E' PIU', o di come sia stata fregata da cartoni, principesse e affini



Nonostantemi ogni volta mi ri-proponga di rimanere coi piedi per terra, nonostante peperoncini, scongiuri e riti scaramantici, le dis-illusioni arrivano, puntuali, immancabilmente.
Il problema è che mi faccio sempre troppi film a lieto fine.
Nonostante sia ormai cresciutella e sappia benissimo che la vita non è tutta rose e fiori, in fondo in fondo in fondo, inconfessabilmente, ci spero sempre, che sia arrivato il momento della svolta, del riscatto, dell'happy ending. 

Sono stata fregata dalle favole.

Fin dalla più tenera infanzia, sono venuta su a pane e cartoni animati. Vedere i cartoni non era solo un passatempo, ma un'immedesimazione totale, una fuga in un mondo parallelo. Se ormai i tempi erano un po'troppo moderni per diventare una novella Lady Oscar (mio indiscusso mito), da bambina sognavo poteri magici che mi avrebbero trasformata come Creamy, di essere una principessa guerriera stile Sailor Moon, una strega come Ransie o la magica Emy. I personaggi maschili poi erano i miei 'uomini ideali': all'asilo ero follemente innamorata di D'Artagnan, alle elementari mi barcamenavo fra Terence e Syrio il Dragone (non mi piacciono i capelloni scuri, no no). Nei pomeriggi in cortile con le mie amichette imitavamo sempre i nostri personaggi preferiti: se giocavamo a pallavolo eravamo Mila, Nami e Kaori, se cantavamo eravamo Jem e le Hologram (mamma mea, rivedendolo adesso è davvero trashissimo), con legnetti e nastri diventavamo Hillary la ginnasta. Anche i valori di spirito di sacrifico e abnegazione totale ad ideali superiori (chi non ricorda le catene ai polsi di Mimì Ayuara, Julian Ross che stramazza al suolo, Maya che si prende un accidente, Mark Lenders, ?!), che i cartoni giapponesi di quegli anni esaltavano fino all'inverosimile, ci parevano normali ed accettabili in vista del fine supremo (quella però l'ho capita da subito, che non ne valeva la pena di sfracellarsi a terra per vincere il torneo di pallavolo della scuola. Infatti la mia squadra arrivò penultima, ma con le ginocchia intere). Insomma, se non mi fosse caduta la bacchetta magica dal cielo (cosa che, peraltro, speravo sempre), credevo che, impegnandomi (e spaccandomi i polsi), sarei comunque riuscita nei miei obiettivi (quali che fossero, i miei obiettivi, a 8 anni ancora non lo sapevo, ma vabbè, questi sono dettagli).

Anche le principesse Disney ci hanno messo pesantemente del loro a incentivare la mia fantasia malata. Da piccola ero fermamente convinta che, al compimento del 16° anno di età, sarei automaticamente diventata bellissima ed avrei trovato il principe azzurro. Anzitutto, agli sceneggiatori della Disney dovrebbero fargli causa migliaia di adolescenti, perchè è notorio che nessuna sedicenne normale ha la pelle di pesca di Biancaneve, il vitino da vespa di Ariel, le tettone di Belle, i capelli perfetti di Aurora e i labbroni di Pocahontas. Ai miei tempi, il 95% delle adolescenti (le eccezioni ahimè ci sono sempre, ma io non ci rientro mai) avevai i capelli crespi, brufoli, sopracciglia a gabbiano, era piatta come una tavola e quelle sopra la terza sicuramente non avevano il vitino di Ariel, ma il girovita di Ursula in versione strega del mare.
La mia preferita  fra queste diaboliche creature era, manco a dirlo, Aurora, la Bella Addormentata. E già il nome la dice tutta: una che fa la figa e dorme. Davvero un bell'esempio. Nasce ricca e unica erede, al battesimo invece dei soliti (orribili) ciodoletti d'oro le regalano fascino e figaggine, cazzeggia indisturbata fino ai 16 anni poi, dalla mattina alla sera, trova l'uomo perfetto (bello, ricco, giovane e che va bene alla famiglia) dietro l'angolo. Mentre lei dorme della grossa, gli altri si sbattono per salvare il mondo e, solo quando ormai è tutto sistemato, viene comodamente svegliata dal principe (e non da sua madre che, alle 6.45 del mattino, le urla 'Sono le setteemezzaseinritardo!') e vive per sempre felice e contenta.
Mavaffanc**o.

Insomma, la mia fervida mente infantile si è sempre nutrita di storie a lieto fine. Le mie eroine dei cartoni giapponesi (quelle 'normali', ai poteri magici dopo un po'ci sono arrivata, che non li avrei avuti), dopo infinite peripezie riuscivano sempre nei loro intenti, che fosse andare alle Olimpiadi o sposare Mirko dei Bee-Hive. Con l'impegno (o con una gran botta di c**o), finiva sempre tutto bene.
Ma nella vita non va così, non finisce sempre tutto bene. Anzi, quasi mai. E anche se ti impegni e ti fai (metaforicamente) sanguinare i polsi, è più facile che sbuchi qualcuno all'improvviso e ti freghi il posto, piuttosto che tu vinca l'Olimpiade. E rimani come prima, con in più lo scoraggiamento per l'ennesimo buco nell'acqua e i segni delle catene ai polsi, inutilmente.
Per non parlare delle favole, dove chi principessa non nasceva, lo diventava sposando il principe azzurro. Così cresci pensando che i principi azzurri si trovino al mercato (ma soprattutto che esistano!!), che a 16 anni diventerai comunque bellissima e ammirata, che con un minimo sbattimento (a volte manco quello, basta che vai a dormire) ti sistemerai coi fiocchi per il resto della tua vita.

Ma che poi, qualcuno ha mai visto una Principessa che cerca lavoro?? 


5 commenti:

  1. Ma siete sicure che voi femminucce vogliate ancora il principe azzurro?

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    1. No no, il principe azzurro ha rotto, anche perchè di solito non fa mai un tubo e se ne sta lì con quell'aria da pesce lesso che per carità. Però resta il fatto, secondo me, che le fiabe tradizionali (soprattutto quelle Disney della mia generazione) danno un'immagine sbagliata della figura femminile: sono tutte belle, principesse quindi privilegiate, e alla fine vissero tutti felici e contenti. Una poi cresce con delle aspettative!
      Quindi, se mai avrò delle figliE, farò di tutto per non farle crescere nel mito della principessa sul pisello e del principe azzurro sul cavallo bianco, molto meglio altri tipi di fiabe (o cartoni) con qualche messaggio e valore in più, che essere belle ricche e sposarsi a 16 anni.

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  2. Grazie degli auguri, che ricambio con affetto! Se passi dalle parti di Canazei, salutami il Pordoi, che in inverno sembra un pandoro....
    Anche io sono cresciuta con gli stessi cartoni di cui parli,i quali hanno forgiato i miei ideali, i miei sogni...le cose sono andate come dovevano andare, a volte anche inaspettatamente bene, nonostante non sia nè ricca nè bella.
    Mi sono sudata tutto: diploma,laurea, lavoro. Ma che fortuna ho avuto: la salute mi ha assistito, ho sempre lavoricchiato e mi sono pagata gli studi, sono sopravvissuta ad un terribile incidente d'auto senza danni fisici gravi, ho un lavoro che amo...e tutto ciò senza essere una principessa!
    Ma la mia fortuna più grande è aver incontrato il buddismo di Nichiren Daishonin, che mi ha permesso di sviluppare una fede indistruttibile nelle potenzialità mie e altrui!
    Altro che principi azzurri!!!

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  3. Dai la principessa de "La pricipessa e il ranocchio" cerca lavoro, infatti alla fine apre un ristorante.. rispetto per i tempi che cambiano! Ad ogni modo pensa che io sono rimasta cosi' fregata dagli anime che ho pure studiato Giapponese..

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    1. Infatti 'La principessa e il ranocchio' mi è piaciuto tantissimo!!! Anche perchè un ristorante magari no, ma aprire un B&B sarebbe il mio sogno...siamo lì. E gli anime me li guardo tutt'ora...con gran soddisfazione! :-p

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