sabato 24 novembre 2012

INGENUITA'&ILLUSIONE, o di come in Italia piova sempre sul bagnato




[Premessa: immagino che molti mi rideranno in faccia: ma come, povera scema, lo scopri solo ora che in Italia funziona così? Però io, inguaribile fessa sognatrice, non mi ci volevo rassegnare del tutto alla dura realtà e mi illudevo che si trattasse (in parte) di leggende metropolitane. Ha ha ha.]

Più o meno un anno fa, di questi tempi non facevo che sentire di amici e conoscenti emigrati che riuscivano a rientrare in Italia. L'isofferenza per l'estero inospitale, la mai sopita nostalgia di casa, un paio di candidature spontanee mandate quasi per caso et voilà, nuovo lavoro (molto più fico che oltralpe), nuova vita. Basta cieli grigi, basta pioggia, basta caffè annacquato: dopo la gavetta all'estero, pareva si aprissero autostrade di possibilità al rientro in patria.
Così, esasperata da rifiuti e batoste rimediate pur cercando nell'El Dorado estero, sono tornata anche io in Italia nella 'piccola città' natia (sigh), immaginandomi (leggi: illudendomi) che sarei riuscita finalmente a trovare qualche cosa che valorizzasse gli sforzi delgi ultimi anni, quel lavoro vero che mi era negato e che, a me sembrava, trovassero tutti tranne me.

Povera folle, come avrebbe detto Rimbaud!

Dopo mesi, gli unici ad avermi ricontattata mi offrivano un lavoro come accalappiavecchiette-spillasoldi per cause umanitarie (ma questo l'ho già raccontato da un'altra parte ). E allora come mai mi sembrava di essere circondata da gente che, nonostante la crisi, aveva lavori entusiasmanti e di responsabilità, passava l'estate in giro fra Panama, Cuba e Copacabana, inondava Facebook di servizi fotografici dell'ultimo viaggio in Madagascar, twittawa dal VIP lounge del JFK o girava per l'aeroporto di Dubai come per il cortile di casa?

Tralascio momentaneamente chi ha studiato per una professione definita, che è comunque messo meglio di chi (come la sottoscritta) è laureata in sogni, illusioni, quisquilie e pinzillacchere: I medici curano pazienti, i veterinari curano animali, gli ingegneri fanno ponti e i fisioterapisti aggiustano ossa. Quindi ho iniziato a riconsiderare chi  fossero queste mie fantomatiche conoscenze dalla carriera favolosa e giramondo.

Guarda caso, gente che si è trascinata a prendere la laurea in economia mettendoci il doppio degli anni, uscita con voti mediocri, che però ora siede comodamente sulla poltrona del boss. Dove? Ma nello studio da commercialista del papi (o della mami, o di chicacchiovipare parente), ovviamente. Facile anche fare il giovane imprenditore rampante o la manager in tailleur di Armani quando hai le chiappette parate dall'azienda di famiglia e magari sei laureata in scienze delle merendine (ma in Bocconi ovviamente).

I giovani giurisperiti devono passare per le forche caudine della pratica e dell'esame di Stato, non ci piove. Ma, guarda caso, i figli di conti in banca a 6 zeri riempiono il curriculum con costosi LLM a Londra o in America, master e summer schools ad Harvard o alla LSE, pratiche in prestigiosi studi legali di grandi città, anzi magari la pratica non la fanno nemmeno perchè sopperiscono con (costose) scuole sostitutive. E' vero, parecchi lasciano il paesello alla volta di Roma o Milano per studiare in Cattolica o alla Luiss (e spassarsela nei locali di Corso Como o del Testaccio) ma poi, guarda caso, tornano all'ovile, che c'è già lo studio legale/notarile di babbo (o del cacacchiovipare famiglio di turno) con la poltroncina in caldo.

Poi arrivano gli emeriti sconosciuti emersi dal nulla che trovano (sempre per caso) lavori interessantissimi e di una certa responsabilità (pur avendo un età inferiore ai 50). Wow, ti dici, che bello, allora vedi che con tenacia, impegno e costanza i risultati arrivano? Per poi scoprire che l'emerito sconosciuto in questione è in odore di movimento ecclesiastico fin dalla culla. O magari no, ma pur essendosi sempre professato laico e social-liberale, all'università frequentava certi persone di quella tal altra associazione che, sai com'è, sono tutti amici fra di loro e se c'è da darsi una mano non si tirano mai indietro.

Con questo non voglio dire che tutto il meglio sia in mano ad una manica di imbecilli immanicati, assolutamente! C'è gente davvero in gamba che riesce a farsi strada nella giungla della vita, mollando tutto per seguire sogni ed obiettivi che parevano irrealizzabili, e ci riesce. Ma anche in questo caso, (troppo) spesso l'Italia non è un Paese per sognatori, soprattutto se squattrinati. Spesso chi riesce a trasformare la propria passione in un lavoro vero sono quelli che si sono potuti permettere costosi corsi di specializzazione e che hanno avuto la possibilità di investire tempo (e denaro, tanto denaro) nel raggiungimento dell'obiettivo.

Non voglio nemmeno dire che all'estero queste cose non succedano, scivolando in un'ottusa esterofilia per la quale tutto il male viene da casa nostra e al di là del confine è tutto rose e fiori. Tutto il Mondo è paese e sicuramente il figlio di un funzionario della Commissione Europea ha più possibilità e mezzi rispetto al figlio di un insegnante, anche nella democratica Europa. All'inizio magari entri perchè sei stato raccomandato, ma se non lavori bene ti rispediscono a casa senza tanti complimenti. Le lettere di presentazione vengono considerate se chi le scrive ti ha conosciuto in ambito professionale ed è comprovato, non perchè ti ha tenuto sulle ginocchia da piccolo in quanto amico di famiglia (che poi, questo è un discorso assurdo perchè a nessuno verrebbe in mente di farsi raccomandare da familiari e amici di famiglia).

Insomma, la mia impressione è che in Italia piova sempre sul bagnato. E allora tanto vale andare a bagnarsi ma per davvero sotto la pioggia del Nord Europa, dove di chi è tuo padre non gliene frega niente a nessuno, nè di che università hai fatto: se sei bravo e vali vai avanti, sennò è meglio che ti cerchi qualcosa d'altro.


[Postilla: facile direte, parlare così sull'onda dell'invidia per la bella vita degli ammanicati e/o figli di papà. A mia discolpa posso dire di essere anche io una privilegiata, figlia unica di una famiglia benestante che non mi ha mai fatto mancare nulla, al contrario. E, sicuramente, se fossi rimasta nella mia 'piccola città' natia mio padre o qualche suo amico mi avrebbero ben piazzata (come ho già tentato di raccontare). Ho scelto io di andarmene dove non avevo contatti e dove mio padre era un emerito sconosciuto: doppio fallimento, dato che mi ritrovo disoccupata e precaria...'acci miei.
Infine, so benissimo che non si dovrebbe guardare quello che fanno gli altri, ma vivendo nell'era di Facebook e Twitter, è quasi impossibile non sbatterci contro quotidianamente. E le foto delle assolate spiagge tropicali, credetemi, risaltano parecchio sulle home pages.]

4 commenti:

  1. Brava, hai dato voce ai miei pensieri.

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  2. Ahimè grazie, con amarezza ma è ora di dire le cose come stanno!

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  3. Io sono sempre stato disilluso però, finché non sono uscito dalla prestigiosa Federico II ( a detta di tutti la più tosta facoltà di giurisprudenza che c'è in italia), non mi sono davvero reso conto della situazione. Che me ne faccio del titolo conseguito alla titolo alla Fed II se poi risulto equiparato persino a chi si è "laureato" sulle uni telematiche/ farlocche e chi ha "il cocco pronto" avrà ben presto il posto dove io non potrò mai aspirare di giungere?

    http://www.corriere.it/economia/12_dicembre_03/rizzo-antitrust-e-il-concorso-vinto_71a6ceb4-3d11-11e2-ab92-9e1ea30a782c.shtml
    Hai letto questo articolo?
    Contiene una delle cause per cui la mia frustrazione non fa che aumentare di giorno in giorno

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  4. Grazie per la segnalazione, non lo avevo ancora letto. No comment, che schifo.
    Mi viene da ripensare a quanti ne ho conosciuti che, all'università, pur avendo i genitori con fior di imprese e possedimenti terrieri, pagavano le tasse nella fascia più bassa solo perchè il padre non dichiarava. E giravano con macchinoni gratis perchè intestati all'azienda.
    Siamo davvero il Paese dei burattini.

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