martedì 23 ottobre 2012

Stay hungry, stay choosy


Piccola digressione dettata dalla necessità.
Io non volevo assolutamente che la politica entrasse nelle pagine del mio bloggyno, non perchè non mi interessi (anzi!!!), ma perchè il dibattito politico in Italia oggi è, ahimè, talmente polarizzato ed avvelenato che ogni volta che ci si addentra nell'oscura foresta della politica, si finisce per litigare (nel migliore dei casi, perchè di regola si finisce per venire alle mani e insultarsi con i peggiori epiteti post-omerici).
Però ieri, quando al tg ho sentito la storiella della Fornero e dei giovani choosy (http://video.repubblica.it/dossier/articolo-18/fornero-i-giovani-non-devono-essere-troppo-choosy/108533/106918), ho avuto un moticino di ribellione che mi trovo a riflettere qui, adesso, su queste pagine, sempre con l'idea che mettendo le cose nero su bianco uno le capisce meglio.

Rientro a pieno titolo nella categoria. Sono una choosy anche io, e non mi vergogno di ammetterlo.

[Piccola parentesi.
Purtroppo questo episodio choosy arriva quando precariaMENTE è ancora un poppante in fasce, per cui il mio percorso precario non è ancora stato del tutto spiegato. In breve: ho iniziato la mia carriera universitaria iscrivendomi a Lettere perchè era quello che mi piaceva e mi riusciva bene (mannaggia a me che, a 18 anni, non mi piacevano la matematica, la fisica, la chimica e tutte le altre materie utili, non sapevo progettare case ponti e autostrade, l'idea di avere a che fare col sangue mi faceva rabbrividire e una dichiarazione dei redditi non sapevo nemmeno cosa fosse). Dopo l'Africa ho capito che quello che volevo fare della mia vita non aveva un dannato tubazzo a che fare con quello che stavo studiando. Purtroppo, grazie all'estrema flessibilità del sistema universitario italiano per cui appena entri in una facoltà sei bollato per sempre in questa vita e nell'aldilà, o mandavo al macero (per essere fine) i miei primi 3 anni di studio e ricominciavo daccapo nella facoltà che volevo, o mi ingegnavo coi mezzi che avevo per cambiare il mio percorso in fieri e arrivare comunque, in un modo o nell'altro, dove volevo arrivare. Ecco quindi come e perchè è iniziato il mio percorso precario, fra erasmus, stages, corsi estivi, master ed altri stages (ma questa è un'altra storia).]

Eccomi che adesso sono qui, sempre precaria ma stavolta disoccupata, e ormai da parecchi mesi.
E questo perchè? Ma perchè sono choosy, ovvio!
Però ditemi, è forse peccato mortale avere l'ambizione di riuscire a mantenersi quando l'età anagrafica si avvicina più ai 30 che ai 20?
E' peccato mortale voler lavorare nell'ambito per il quale abbiamo studiato, e che ci appassiona?
Facciamo del male alla società a rifiutare stages non pagati o sottopagati?
Dovremmo forse essere fustigati a sangue per volere l'indipendenza economica?
Avendo una laurea, un master e parlando 4 lingue, è forse un reato aspirare a più di 800 euro al mese?

Non siamo noi ad essere choosy, è il sistema che ti fa pensare di esserlo.
Visto che il lavoro non si trova, tanto varrebbe smantellare tutte la facoltà di lettere, filosofia, sociologia, comunicazione e materie umanistiche. Diventiamo tutti ingegneri, programmatori, contabili e medici. A che serve studiare cinque anni la filosofia scolastica, la storia delle congregazioni monastiche medievali o l'opera omnia del Leopardi se poi, con una laurea umanistica, al massimo finisci a fare la promoter di succhi di frutta al supermercato (con tutto il rispetto per la categoria)?? Anzi, già che ci siete, smantellate direttamente tutte le università, tanto, per quello che vale la laurea, meglio avere un diploma da geometra, ragioniere o perito chimico e andare a lavorare a 19 anni, quello forse si trova ancora. 
Lo ammetto, sono choosy. Ho rifiutato delle grandi opportunità:
  • sei mesi di stage a 400euro (a Bruxelles, dove solo l'affitto di una staza pseudo-decente viene come minimo 500euro), poi forse mi assumenvano ma non si sa;
  • un anno di stage, questo a 700euro (più buoni pasto!!) e, se alla fine chiedi se magari dopo 12 mesi ti assumono, ti senti dire che "dipende se avremo i fondi per una nuova posizione premanente, comunque in ogni caso dovresti fare domanda come tutti gli altri 500.000 candidati esterni senza nessuna corsia preferenziale" (leggi: non hai nessuna speranza, se anche apriamo una posizione sarà per qualcuno che ha 10 anni di esperienza più di te, sa 5 lingue più di te e fa il caffè meglio di te);
  •  dialogatore per i diritti umani, stipendio annuale dai 9.000 ai 30.000 euro. Leggi: stare fermo agli angoli delle strade al baracchino di qualche organizzazione umanitaria (quelle con maxiposter di bambini africani denutriti che ti guardano con occhioni photoshoppati scintillanti), e zompare addosso ai passanti investendoli con frasi strappalacrime tipo Ciao, saiquantibambinialmondostannomorendoperdenutrizioneinquesti5secondincuitistoparlando? VuoifareunadonazionepersalvareipoveribambinichemuoionodifameinAfrica? Al che la povera vecchietta, presa alla sprovvista e sommersa da un fiume di parole di cui ha capito solo "bambini" e "fame", sgancia di buon grado mezza pensione.
No grazie, a queste condizioni preferisco rimanere choosy, ma con una mia dignità.



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