giovedì 18 ottobre 2012

L'AFRICA, o di come tutto è incominciato - parte I


La mia carriera da precaria esistenziale è cominciata in Africa. O meglio, l'Africa è sicuramente l'esperienza che mi ha segnata di più, mi ha cambiato la vita e mi ha fatta arrivare dove sono adesso.

Tutto è cominciato nel lontano 2005.
Ero ancora una ragazzina (sigh!), con la sua tranquilla vita da studentessa universitaria fuori sede. Dopo due anni di collegio, mi ero da poco trasferita in appartamento con altre tre amiche, e mi sembrava che non ci fosse cosa più cool al mondo di noi.
Ma questa è un'altra storia, torniamo all'Africa. 

Sulla scia dell'entusiasmo di due mie amiche, mi sono fatta coinvolgere a partecipare alla cosiddetta esperienze estiva del Centro Missionario della mia città. L'esperienza estiva consiste nel trascorrere un mese nel Sud del Mondo, ospite presso i missionari trentini. I partecipanti partono a gruppi di 6/7 persone che, generalmente, non si conoscono da prima, ma hanno modo di incontrarsi e conoscersi durante i mesi preparatori che precedono l'esperienza (ovviamente se, come nel mio caso, si vuole andare con degli amici, gli organizzatori fanno in modo che si possa partire assieme). La cosa più importante è che non si può scegliere la destinazione: lo scopo è quello di fare un'esperienza, e non una gita turistica, per cui si può finire chissà dove nel mondo, dal Brasile all' Ecuador, dal Kenya alla Cambogia, in base alla disponibilità dei missionari ad ospitare i volontari per un mese. Ci si iscrive a gennaio e, una domenica al mese, ci si incontra tutto il giorno, per socializzare con gli altri partenti, ascoltare testimonianze di ex partenti e partecipare a giochi di ruolo per iniziare a capire cosa ci si troverà davanti, una volta scesi sotto l'Equatore. In primavera vengono formati i gruppi e assegnate le destinazioni, per iniziare a conocersi meglio con i futuri compagni di viaggio, e preparare in maniere più mirata la partenza.

Lo ammetto: quando mi sono iscritta, la mia ideona diabolica era di godermi una vacanza esotica, a poco prezzo e con il benestare paterno, visto che la organizzava un'associazione missionaria. Quando poi ci hanno comunicato che saremmo andate in Tanzania, sul lago Vittoria, mi sono compiaciuta della mia gran botta di c**o: partivo per l'Africa nera!!

Personalmente, riponevo grandissime speranze catartiche in questo viaggio.
Nei mesi precedenti la partenza, mi si erano accumulate ogni sorta di sfighe e di crisi esistenziali: un amore tragi-comicamente finito prima ancora di cominciare dopo 2 anni di spasimi, la mia adorata compagna di stanza che se ne andava, la bocciatura alle selezioni per l'erasmus, la non certezza di riuscire a fare la tesi, l'insofferenza per Milano, la voglia di cambiare città e università ma senza sapere dove e cosa fare della mia vita. Come se non bastasse, un febbrone a 40 mi aveva immobilizzata semi-morente a letto per una settimana, facendomi saltare un esame che mi trascinavo dietro da 3 anni, e che stava diventando la mia ossessione.
Insomma: un casino.
Mi sembrava che, letteralmente, il mondo stesse per crollarmi addosso, e non ne vedevo via d'uscita. Per fortuna avevo le mie mitiche coinquiline, che ci avevano pensato loro a darmi qualche bel calcione nel posteriore ed a farmi rimettere in sesto, così in qualche modo ero riuscita a trascinarmi (letteralmente!) fino a fine sessione. A metà luglio non vedevo l'ora di partire, lasciarmi tutto alle spalle, nella speranza che si sarebbe tutto risolto magicamente al mio ritorno dall'Africa.
Cercavo l'illuminazione.




4 commenti:

  1. Non ho capito però di che progetto si tratta. Potresti fornirmi qualche link utile? :-)

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  2. Ciao Ernesto, anzitutto grazie per apprezzare le mie storie africane! :-) (vedrai la prossima puntata, quella sulla settimana al villaggio di pescatori...).
    Questa iniziativa bellissima si chiama 'esperienza estiva' e viene organizzata dal Centro Missionario Diocesano di Trento (http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/triveneto/trento/00026637_esperienza_estiva.html). Purtroppo la residenza 'in zona' è indispensabile, visto che il percorso di accompagnamento e formazione prevede incontri mensili che durano tutto il giorno, più altri incontri 'a latere' (corso di lingua, conoscenza degli altri partenti, incontro con le famiglie dei missionari) che si intensificano ad un paio di mesi dalla partenza.
    Essendo un tipo di inziativa che si basa fondamentalmente sulla rete di missionari provenienti da una determinata regione, magari c'è qualche cosa di simile anche nella tua zona...

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  3. Che bello!! Sono curiosissima, continua la storia vero? ;)

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    1. Heheh, sìsì, continua, la parte II la puoi già trovare qui sul blog, a breve la parte III...stay tuned! ;-)

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